Main image
22nd ottobre
2016
written by Operatori Sociali Milano

La Rete operatori operatrici sociali è solidale con i lavoratori e le lavoratrici di Martinitt e Stelline                                   e invita alla partecipazione del presidio di LUNEDI 24 OTTOBRE ORE 16.30 sotto palazzo Marino a Milano.

Gli operatori del Servizio in questione rivendicano la stabilità dei contratti precari, all’interno di un servizio storico per la città di Milano, un Servizio che necessita, come tutti i servizi socio educativi, continuità educativa per poter costruire qualità pedagogica.

Commenti disabilitati su PRESIDIO 24 OTTOBRE DEGLI OPERATORI MARTINITT

22nd ottobre
2016
written by Operatori Sociali Milano

presidio-lav-martinitt

Commenti disabilitati su

11th settembre
2016
written by Operatori Sociali Milano

2014-07-03 18.37.34

Commenti disabilitati su
11th settembre
2016
written by Operatori Sociali Milano

BREVI NOTE SUL DISEGNO DI LEGGE IORI E RIFORMA DEL TERZO SETTORE

Il 21 giugno 2016 la Camera dei Deputati ha approvato il Disegno di Legge presentato dall’on. Iori e altri deputati per la “disciplina delle professioni di educatore professionale socio-pedagogico, educatore professionale socio-sanitario e pedagogista” rimandandolo al Senato per l’approvazione definitiva1. La legge si propone di regolare in modo chiaro l’esercizio di professioni di carattere educativo finora regolamentate in modo parziale e incompleto, a tutela degli educatori stessi e dei cittadini a cui essi rivolgono il proprio lavoro e dunque dell’intera collettività.

Se sul principio di carattere generale – qualificare il lavoro sociale – tutti gli osservatori e gli attori coinvolti paiono d’accordo, diverse critiche sono state sollevate da gruppi organizzati di operatori sociali, oggetto della legge stessa, attraverso la Rete Nazionale degli Operatori Sociali (ReNos)2.

Le obiezioni sollevate dalla Rete riguardano principalmente: a) la mancata integrazione delle diverse competenze educative in un unico profilo; b) la scarsa considerazione dell’esperienza sul campo e della formazione maturate dagli operatori attualmente privi di titolo (con il relativo rischio della perdita di centinaia di posti di lavoro); c) il rischio che siano esclusivamente gli operatori a dover pagare il costo (economico e di tempo) del loro adeguamento formale alla nuova normativa. La Rete pone inoltre importanti questioni relative alla visione del welfare che questa legge lascia intravedere e alle prospettive di sviluppo del sistema italiano di assistenza e protezione sociale. A partire da queste critiche e questi interrogativi, la Rete degli Operatori chiede sostanziali modifiche della Legge3.

In questo breve intervento vogliamo portare l’attenzione su un aspetto trascurato dal dibattito, eppure centrale per la possibilità di realizzare un lavoro sociale basato sulla professionalità e dunque sul rispetto dei cittadini (siano essi “utenti” o lavoratori del settore). Si tratta della difficoltà, già in atto e non menzionata nel disegno di legge Iori, a praticare un lavoro sociale di qualità derivante dal costante disinvestimento economico e culturale nel welfare, in particolare a partire dallo scoppio della crisi del 2008.

Da prospettive diverse, recenti ricerche sul welfare italiano hanno portato l’attenzione su questo aspetto e hanno sottolineato il crescente scarto tra la qualificazione (formale e informale) dei lavoratori e le condizioni dei servizi, pubblici e privati, in cui si trovano a lavorare.

I tagli e le riorganizzazioni dei servizi hanno modificato profondamente le condizioni di lavoro degli operatori. A partire da una drammatica sproporzione tra i bisogni sociali espressi dai cittadini e risorse impiegate per affrontarli e risolverli, si trasformano sia le pratiche degli operatori nella relazione con i cittadini sia le pratiche delle cooperative e imprese sociali nella relazione con gli operatori.

In primo luogo si afferma la concentrazione delle risorse e del lavoro sulle emergenze conclamate (vere o presunte) ridimensionando drasticamente la dimensione preventiva del lavoro sociale. In secondo luogo vengono ugualmente ridotte o eliminate le ore dedicate alle forme di supporto per gli operatori quali la supervisione, le equipe e la formazione. Queste funzioni, decisive per la qualificazione del lavoro e per la capacità degli operatori di non essere travolti dalle emergenze che fronteggiano, vengono considerate le prime a poter essere tagliate in tempi di ristrettezze economiche. Il dato più chiaro in questo senso viene dal preoccupante ritorno degli affidamenti diretti e delle gare al massimo ribasso che spingono in maniera drastica verso la riduzione di tutte le ore di lavoro non a diretto contatto con l’utenza (ad esempio il Comune di Milano non riconosce alle cooperative le cosiddette “ore indirette” di servizio). Dopo una precisa disamina di queste e di altre dinamiche in atto, un gruppo di autorevoli studiosi e osservatori del welfare italiano conclude così la propria analisi del lavoro sociale:

La riduzione delle risorse dedicate agli interventi e la discontinuità dei flussi di finanziamento incide negativamente sulle effettive possibilità di realizzare interventi e servizi adeguati. Tutto ciò mette fortemente in discussione il senso stesso del lavoro sociale e riconduce l’intero settore ad essere basato più sulla spinta motivazionale e sulla buona volontà del singolo, che non sul riconoscimento e valorizzazione della professionalità come elemento centrale per un welfare di qualità.4

Secondo questi autori, le condizioni e la dignità del lavoro sociale sono “a rischio di arretramento”, nel contesto di un sistema di welfare segnato da quattro tendenze: schiacciamento del ruolo del Terzo Settore sulla pura erogazione di servizi; rischio di fuga degli enti di Terzo Settore erogatori di servizi sociali verso campi di investimento sociale più ricchi, primo tra tutti quello abitativo e della sanità; forte ritorno del mercato sommerso dei lavori di cura; progressivo ritorno della logica e della pratica della beneficenza a scapito di culture e pratiche dei diritti e della professionalità sociali.

Tralasciando in questa sede le gravi conseguenze di questa dinamica sulla condizione e i diritti effettivi dei cittadini, e in particolare dei cittadini più poveri e in difficoltà che rischiano di rimanere gli unici utenti di un welfare locale pubblico sempre più degradato, vogliamo portare l’attenzione su cosa questo significhi per gli operatori stessi.

Un recente lavoro basato sul metodo della socioanalisi narrativa ovvero della co-costruzione della ricerca tra ricercatori e “oggetti della ricerca” ha indagato le condizioni di lavoro nel Terzo Settore, facendo emergere esperienze e analisi taciute dalla retorica prevalente su questo ambito lavorativo, dipinto come un’isola di solidarietà e cooperazione nelle nostre società individualizzate ed egoiste. Al contrario il libro dimostra come il Terzo Settore sia per certi aspetti all’avanguardia nella mobilitazione (sottopagata quando non addirittura gratuita) dell’intera personalità del lavoratore per fare fronte alle richieste del cliente (cittadino pagante o Ente pubblico) senza porre limiti né domande. La buona causa che si starebbe servendo soddisferebbe da sola le esigenze di dignità contrattuale e lavorativa che la convenzione o l’appalto non permettono di rispettare. Tra i tanti temi toccati dal libro che è uscito da questo percorso di ricerca, vorremmo sottolineare quello relativo al modo in cui il lavoratore sociale, al momento dell’assunzione o dell’avvio del lavoro in un determinato servizio, riceve il proprio mandato da parte del datore di lavoro:

Le storie riguardanti il colloquio mettono in evidenza tre caratteristiche della selezione: la professionalità incerta e flessibile, la centralità dell’attitudine e della disponibilità, la retribuzione precaria e sottopagata.

Si vuole dire che la selezione del personale, così come l’abbiamo vista all’opera nel momento saliente dei colloqui di assunzione, non è interessata a verificare una precisa definizione professionale ma punta invece a reclutare una manodopera sostanzialmente disponibile a svolgere più funzioni dall’incerto contorno: trattenimento, intrattenimento, badanza, accompagnamento, controllo. Questa selezione, dunque, sembra più preoccupata di reclutare lavoratori generici, polifuzionali e soprattutto “disponibili” da impiegare, di volta in volta, dove la situazione lo richiede.5

Emerge dunque la diffusione di modalità di lavoro e di selezione e formazione del personale che incentivano e premiano attitudini generiche del lavoratore quali la disponibilità, la flessibilità oraria, la fedeltà all’organizzazione, la disponibilità a prestare lavoro volontario (perdonate l’ossimoro!). Sotto la pressione di risorse insufficienti e mancanza di coordinamento tra i diversi servizi, il “bravo lavoratore” non è quello qualificato, che magari esige condizioni lavorative adeguate sia in termini di retribuzione sia in termini di serietà del lavoro da svolgere, ma quello che riesce a far funzionare le cose senza porre questioni, siano esse organizzative rispetto al servizio o politiche rispetto alle tendenze complessive o al sistema di scambio che regola il rapporto tra mondo politico-amministrativo e Terzo Settore.

Dunque l’insufficiente finanziamento del welfare locale da un lato e la diffusione di forme sempre più generiche e precarie di lavoro sociale, soprattutto nel Terzo Settore, dall’altro rappresentano le principali minacce alla qualità del lavoro sociale. Si tratta di problemi che eccedono l’oggetto formale del disegno di legge Iori ma che sono al cuore del mondo cui questa legge si rivolge.

Occorre dunque ragionare e vigilare affinchè non solo, come ricorda la ReNOS, non siano i lavoratori sociali a pagare il prezzo di un decennale vuoto istituzionale, ma anche perché l’enfasi sulla qualificazione formale dei lavoratori sociali non sia usata per mascherare i processi strutturali in atto che svuotano di senso e di qualità il lavoro sociale e i diritti formali dei cittadini. Si tratta di un compito difficile che va probabilmente svolto con lo sguardo in avanti e al riparo da una logica di pura difesa categoriale. Occorre riaprire la domanda su cosa sia il lavoro sociale e su che rapporto intrattenga con i sogni e i progetti di trasformazione della società che ne hanno caratterizzato la nascita.

Nell’attuale fase di ulteriore svolta imprenditoriale del lavoro sociale, indicata dalla recente riforma del Terzo Settore6, sono più che mai necessarie analisi, riflessioni, sperimentazioni e costruzioni di reti dal basso tra operatori e tra operatori e utenti che indichino la via di un modo altro di svolgere “con competenza” il lavoro di educatore.

Milano, settembre 2016

Maleducatore

4

C. Gori, V. Ghetti, G. Rusmini, R. TIdoli, Il welfare sociale in Italia. Realtà e prospettive, Carocci ed., 2014, p. 203

5

R. Curcio, (a cura di), La rivolta del riso. Le frontiere del lavoro nelle imprese sociali tra pratiche di controllo e conflitti biopolitici, ed. Sensibili alle Foglie, 2014

6

La riforma del Terzo Settore è stata approvata in via definitiva il 25 maggio 2016: http://www.camera.it/leg17/522?tema=riforma_del_terzo_settore

Commenti disabilitati su UNA QUESTIONE DI QUALITA’
29th giugno
2016
written by Operatori Sociali Milano

Untitled presentation

 

 

 

 

 

 

 

FIRMA ANCHE TU LA PETIZIONE SU CHANGE.ORG

#CAMBIAMOLALEGGEIORI
La Rete Nazionale Operatori Operatrici Sociali (ReNOS) ha seguito, fin dal suo esordio politico, l’iter di costruzione della legge 2656 Iori – 3247 Binetti “DISCIPLINA DELLE PROFESSIONI DI EDUCATORE PROFESSIONALE SOCIO-PEDAGOGICO, EDUCATORE PROFESSIONALE SOCIO-SANITARIO E PEDAGOGISTA”.
Questa proposta di legge ha già avuto il via libera dalla Camera e potrebbe venire approvata entro i prossimi giorni.
Noi operatori e operatrici della Rete abbiamo lanciato una campagna dal titolo #CAMBIAMOLALEGGEIORI perchè sosteniamo che questa proposta di legge, così com’è non vada bene
-perchè scarica sui lavoratori e le lavoratrici i costi i decenni di vuoto e deregolamentazione istituzionale imponendo dei corsi universitari di riqualifica interamente a carico dei lavoratori che pur lavorano in regola all’interno dei Servizi;
-perchè riafferma la separazione degli educatori in due profili differenti (sociale e sanitario), con differenti formazioni, differenti mansioni e differenti possibilità di accesso al mondo del lavoro e dei Servizi (serie A e serie B)
-perchè non prende in considerazioni tanti colleghi/e che pur svolgendo da tanti anni questo mestiere per differenze territoriali e regionali sono denominati e categorizzati in differenti maniere;
-perchè mantiene una vaghezza, pericolosamente interpretabile, tra le mansione socio-pedagogiche e riabilitativo-sanitarie;
-perchè più che tutelare la professionalità e la qualità dei Servizi tutela gli interessi di un Mercato Sociale e di un welfare sempre più privatizzato.

L’educatore storicamente opera nel campo sociale, scolastico, socio-educativo e socio-sanitario, senza avere un chiaro profilo formativo. Una figura esposta a condizioni precarie sia lavorative che salariali (un full time in media guadagna 1100€ al mese), che indubbiamente necessitava di essere ridefinita e riqualificata, ma in un altro modo.
Riteniamo che sia fondamentale regolamentare l’attuale situazione professionale delle figure educative ma in un altro senso, più inclusivo, più egualitario, più valorizzante sotto tutti gli aspetti. Se condividi la nostra posizione firma questa petizione e aiutaci a diffonderla il più possibile.

ReNOS

Qui il link per leggere il testo completo:

https://retenazionaleoperatorisociali.noblogs.org/

Commenti disabilitati su #CambiamolaleggeIori
12th giugno
2016
written by Operatori Sociali Milano

La proposta di legge Iori 2656 “DISCIPLINA DEI PROFILI PROFESSIONALI DELLE FIGURE SOCIO-EDUCATIVE E SOCIO-SANITARIE” è pronta per passare dall’aula parlamentare per la sua discussione definitiva e dunque la sua approvazione potrebbe essere prossima a venire.

Ecco la posizione della Rete Nazionale Operatori Operatrici Sociali, che ne sta seguendo il suo sviluppo fin dal principio… ovvero più di un anno fa:

LA LEGGE 2656 IORI-BINETTI VA CAMBIATA !

SCARICA SUI LAVORATORI IL PREZZO

DI UN DECENNALE VUOTO ISTITUZIONALE

La Rete Nazionale Operatori Operatrici Sociali (ReNOS) ha seguito con particolare interesse gli sviluppi di costruzione della legge 2656, dalla prima stesura del testo unico al susseguirsi dei vari emendamenti che, in corso d’opera, ne hanno caratterizzato e modificato la sostanza.

Vogliamo esprimere il nostro punto di vista, quello di centinaia di lavoratori e lavoratrici, aderenti alla Rete, in merito a questa proposta di legge, probabilmente prossima alla sua approvazione.

Riteniamo fondamentale che tutti gli educatori/educatrici vengano a conoscenza di questo progetto di legge e delle istanze di cambiamento dello stesso, che dalla base stanno emergendo.

Riteniamo doveroso che le future commissioni parlamentari che dovranno valutare la proposta di legge, prima della sua approvazione, tengano in seria considerazione queste stesse istanze.

NO ALLA SEPARAZIONE IN DUE PROFILI E RUOLI PROFESSIONALI DIFFERENTI:

Questa proposta di legge sancisce la divisione tra due tipi di educatori, due percorsi formativi, due diversi ambiti d’intervento: l’educatore socio-pedagogico e l’educatore socio-sanitario. Ma a chi giova questa divisione?

Due figure differenti che vanno contro alle tendenze europee di unificazione dei percorsi, due identità che sanciscono definitivamente i poteri individualistici delle accademie che, invece di integrarsi per generare un unico percorso formativo completo e definitivo, sottoscrivono i propri interessi personalistici e differenziano ulteriormente i curricula formativi e gli sbocchi occupazionali; due tipologie che generano un problema di discrepanza tra il numero di operatori necessari al funzionamento dei Servizi e il numero di laureati (eclatante il caso dei Servizi Socio-Sanitari che non potrebbero esistere con la sola presenza dei laureati di classe L SNT/2). Una divisione che non trova chiarezza rispetto agli sbocchi occupazionali nei Servizi misti socio-sanitari (per lo più Servizi per la disabilità media e grave). Una divisione che rischia di scindere ulteriormente l’identità professionale dell’educatore, creando un livello di serie A e uno di serie B.

Due definizioni che escludono, nel disegno di legge, migliaia di lavoratori e lavoratrici che da anni operano nei Servizi con stessi ruoli e mansioni degli educatori, ma che sono stati vittima della totale mancanza di regolamentazione e dal marasma per decenni ignorato dallo Stato e avvallato dalle singole Regioni. Figure fondamentali che negli anni e nelle differenze locali sono state chiamate AEC — Assistenti Educativi Culturali, alla Comunicazione — e che hanno svolto con entusiasmo e devozione mansioni educative del tutto identiche a quelle descritte nella legge 2656. Questi professionisti non possono ora, nel totale silenzio e sotto il velo di una crisi economico-culturale che prova a risparmiare fondi a discapito dei lavoratori, trovarsi nell’umiliazione di non venire riconosciuti nella proposta di legge Iori per ciò che hanno costruito finora e vivere l’umiliazione di restare senza lavoro. Questa non può essere una legge che ancora una volta disunisce, crea disuguaglianze e nasconde, dietro parole nobili come identità ed educazione, un concreto ennesimo rischio di carneficina di decine di migliaia di lavoratori professionisti.

NECESSITA’ INDISCUTIBILE DI RIDEFINIRE E RIQUALIFICARE LA FIGURA DELL’EDUCATORE:

Certo riteniamo fosse necessaria una legge che riconoscesse e qualificasse la professionalità e l’operatività delle figure educative e pedagogiche. Riteniamo valido aver stabilito che d’ora in avanti la laurea sia un requisito fondamentale per l’esercizio della professione. Ma crediamo anche sia fondamentale salvaguardare tutta una realtà professionale e una realtà di Servizi preesistente, che si è costituita in anni di esperienza sul campo e di formazione continua; da qui l’importanza di norme transitorie il più possibile inclusive e tutelanti per la continuità lavorativa e la qualità dei Servizi. Norme che siano verosimili, che tengano in considerazione l’effettiva incidenza degli anni di esperienza sul campo e delle svariate ore di formazione continua annuale nel percorso di formazione della professionalità.

Una realtà fortemente frammentata, diversificata, esternalizzata e svenduta al miglior privato offerente che per decenni non è stata istituzionalmente regolamentata non può essere oggi risolta riversando i costi e le conseguenze di questa parziale regolamentazione sui lavoratori. Dunque la proposta contenuta nella legge Iori-Binetti di un corso universitario intensivo di almeno un anno, e non meglio specificato, per riqualificare quegli operatori definiti “senza titolo”, non può essere pagato dai singoli lavoratori e lavoratrici di una categoria che tutti sanno essere sottopagata.

Chiediamo con forze che ci sia una risposta chiara ad ALTRE DOMANDE FONDAMENTALI E AD ALCUNE IPOTESI DI MODIFICA che la legge non affronta, ma che sono determinanti per la vita professionale di migliaia di lavoratori e lavoratrici del settore:

  • Sono previsti stanziamenti di fondi straordinari per sostenere economicamente lo svolgimento dei corsi intensivi previsti dalle norme transitorie?

  • Come può essere sostenibile, a livello di tempo e di impegno richiesti, un corso intensivo per lavoratori e lavoratrici, con età superiore ai 35 anni, quindi con figli e famiglia, che già lavorano a tempo pieno?

  • Quale criterio, se non quello dell’esclusione di molti, è realmente sotteso alla scelta politica di stabilire per l’acquisizione diretta della qualifica i criteri di 50 anni d’età, 20 anni di anzianità di servizio e un contratto di lavoro a tempo indeterminato?

  • Nei futuri ed eventuali concorsi pubblici indetti dall’azienda ASL sarà consentita la partecipazione dei laureati in Scienze dell’Educazione (oggi esclusi) e di coloro che usufruiranno delle norme transitorie per la regolarizzazione del titolo?

  • Perché non prevedere un dispositivo di riqualifica professionale che prenda in seria considerazione gli anni di esperienza sul campo, la formazione acquisita e attestata nel corso degli anni di lavoro e un investimento sulla formazione continua che gli operatori hanno il diritto e il dovere di svolgere annualmente?

(Ad es. corsi annuali con ottenimento di crediti ECM, contemplati all’interno del percorso lavorativo come nel modello adottato per gli operatori del pubblico impiego?)

  • art.3 comma 1: “L’educatore professionale socio-pedagogico e il pedagogista operano nei servizi e nei presidi socio-educativi e socio-assistenziali, nonché nei servizi e presidi socio-sanitari con riguardo agli aspetti socio-educativi”

Quali sono gli aspetti socio-educativi e quali quelli socio-sanitari, all’interno dell’ambito educativo di cui unicamente si sta parlando?

  • A quale tendenza di welfare questa riorganizzazione dei titoli di accesso alle professioni sia funzionale? Essa si muove nell’ottica di un arricchimento economico, di risorse, di valorizzazione di culture e saperi maturati in anni di cooperativismo sul campo nell’ambito degli interventi sociali, o se forse, come più probabile, non è invece funzionale alle logiche di smantellamento e privatizzazione del welfare pubblico e affiliazione alle esigenze imprenditoriali del Terzo Settore e del Mercato privatistico del sociale?

Non è forse una coincidenza che il Civil Act (riforma del Terzo Settore del governo Renzi) preveda l’ingresso del volontariato (ben 100.000 risorse umane a basso costo) per compensare la perdita (o meglio smaltimento forzato) di decine e decine di migliaia (60.000 circa) di lavoratori su cui incombe la pesante ” riorganizzazione” degli ultimi emendamenti della Legge Iori?

Noi crediamo nella costruzione di una società fondata sull’inclusione, l’uguaglianza, la solidarietà e la giustizia sociale. Vogliamo che si ponga fine alla guerra tra poveri, alla logica del dividi et impera, dello scaricare sulle spalle dei cittadini, dei lavoratori, delle fasce più deboli il prezzo di decenni di cattiva gestione istituzionale e interessi lobbistici.

  #cambiamolaleggeiori

Rete Nazionale ReNOS

Commenti disabilitati su #CAMBIAMOLALEGGEIORI

28th aprile
2016
written by Operatori Sociali Milano

GIOVEDI 5 MAGGIO 2016

Commenti disabilitati su
28th aprile
2016
written by Operatori Sociali Milano

La Rete degli operatori sociali milanesi in collaborazione con Quarto Posto

vi invita a cena, per presentarvi l’ultimo lavoro collettivo: il
“Manuale di autodifesa del lavoratore sociale”.
Uno strumento per riflettere sul significato e sui cambiamenti che
stanno avvenendo nel “fantasmagorico” mondo del sociale.
Si ma..,chi siamo? La Rete è nata nel 2013 in risposta ad un
significativo taglio del Comune di Milano ai fondi sui Centri Diurni. E’
formata dalle lavoratrici e lavoratori appartenenti a diversi progetti e
servizi del Terzo Settore milanese
Cosa facciamo? La Rete nasce con una duplice funzione:
– di protesta, contro il peggioramento delle condizioni di lavoro dati
dai tagli economici decisi dai governi Nazionali e locali, avvallati
dalle organizzazioni sindacali e dagli stessi enti per cui lavoriamo
– di proposta, per ribadire la funzione di utilità sociale del nostro
lavoro.

CENA
7 euro
Primo piatto ricco + tris di dolci
il ricavato sarà donato al progetto La Rete.

Prenotazione consigliata a 4posto@gmail.com

Vi aspettiamo!!!!!
Giovedì 5 Maggio 2016
dalle ore 20
@ arci Quarto Posto, via Capuana 7, Quarto Oggiaro, Milano
passante Quarto Oggiaro, bus 40,57

INGRESSO LIBERO CON TESSERA ARCI

Commenti disabilitati su CENA + PRESENTAZIONE Manualetto
26th aprile
2016
written by Operatori Sociali Milano

Alla vigilia del 1° Maggio 2016 la rete ReNos raggiunge la capitale per il VII Incontro Nazionale. Mancano poche settimane all’evento e sono ormai confermate le principali adesioni dei diversi gruppi di lavoratori.

Fra i tanti, provenienti da gran parte della penisola, ci saranno gli Educatori Contro i Tagli di Bologna, che hanno animato la rete sin dal primo incontro a Milano nel 2013 e gli anconetani promotori dell’incontro del 2015. “Proprio ad Ancona abbiamo avuto il piacere di incontrare due colleghi romani del gruppo Assistenti Educativi Culturali. Fabrizio e Marina” racconta Matteo degli Operatori Sociali Milano.

Fabrizio delinea un quadro complesso e per certi versi drammatico della gestione del Welfare romano e il pensiero corre subito alle brutte faccende legate a mafia capitale: “Viviamo ancora in questa situazione dove le cooperative indagate vincono gli appalti” e continua descrivendo le difficoltà di fare rete tra i lavoratori “il territorio è molto frammentato e non ha aiutato il passaggio dalle circoscrizioni ai municipi. I municipi infatti hanno riferimenti politici diversi e il comune sovvenziona più alcuni a discapito di altri . Va da se che alcune cooperative si sono ritrovate ad avere fondi per i progetti mentre altre meno”.

Il gruppo AEC nasce ufficialmente su FB nel 2012 a seguito di una direttiva da parte del comune di Roma che vietava agli operatori di dar da mangiare ai bambini nelle mense e consumare il pasto con loro. “La questione per noi non era tanto il mangiare o meno in mensa ma il fatto che non veniva riconosciuto il nostro ruolo educativo. Inoltre ci preoccupava il fatto che i bambini potessero avere l’impressione che noi fossimo una figura di terzo piano”. Spiega Fabrizio che insieme ad una sua collega decisero di far fronte alla situazione con una rivolta pacifica. “Invece di mangiare con i bambini ce ne stavamo alzati in piedi vicino a loro e intervenivamo solo se c’era un bisogno legato alla sicurezza del minore. Alla fine la preside ha garantito il pranzo agli operatori andando di fatto contro le direttive del comune. Era chiaro che la questione nasceva da un problema di riconoscimento della nostra figura. Il divieto di condividere il pasto era una sorta di ripicca del comune che da tempo era in contrapposizione con i sindacati che avevano intrapreso una battaglia per il riconoscimento della nostra figura all’interno della scuola” (fonti ufficiose prive di riscontri ufficiali).

Da due lavoratori oggi la pagina facebook dell’Assistente Educativo Culturale conta più di 500 like nel gruppo e più di 600 nelle pagine fb e piu di 354 follower su twitter. Proprio grazie ad una ricerca in rete sono venuti in contatto con gli operatori sociali di Bologna e quindi con la Rete Nazionale.

“Il luogo da noi scelto per l’incontro è situato nel quartiere MonteMario in Piazza Santa Maria della Pietà, 5 presso l’Associazione Ex Lavanderia all’interno del parco dell’Ex Ospedale Psichiatrico Santa Maria della Pietà – Padiglione 31.
L’Associazione Ex lavanderia nasce a gennaio 2005, 3 mesi dopo l’occupazione del Padiglione 31 da parte di associazioni e cittadini. L’occupazione del 15 ottobre 2004 è servita a mantenere la destinazione pubblica e culturale  per la quale la Ex lavanderia fu ristrutturata con fondi pubblici nel 2000, così come i 5 padiglioni destinati ad ostelli della gioventù  che, purtroppo, sono stati smantellati dalla ASL RME. Attualmente l’associazione è provvista di tutto ciò che necessita per la realizzazione dell’incontro. Essendo gestita da ragazzi l’ambiente non sarà di certo splendido come il luogo fornito dai colleghi di Ancona ma di sicuro adeguato al tema che dibatteremo. Siamo pronti ad accogliere il VII incontro!” dice Fabrizio al termine di una lunga e intensa intervista telefonica.

L’o.d.g. pubblicato sui social già da diverse settimane appare molto corposo e ruoterà attorno alle riflessioni nate a seguito della pubblicazione degli strumenti prodotti dalla rete in questo ultimo anno: “Proposte di linee guida per i bandi dei gruppi socio-educativi” a cura degli Educatori Uniti di Bologna, “Manualetto di Autodifesa del Lavoratore Sociale” a cura degli Operatori Sociali di Milano.
Verrà ripresa in mano la Piattaforma ReNOS per ricomprenderne i possibili utilizzi e ampio spazio sarà dedicato alla questione del rinnovo del Ccnl delle Coop. Sociali scaduto ormai da tre anni. “E’ nell’aria già da tempo anche una campagna per il riconoscimento di lavoro usurante che a chi come noi non ha più l’energia dei 20 anni pare una campagna più che urgente” ironizza Matteo di Firenze.

Già dalla mattina verrà affrontato un tema caldo per gli operatori sociali ovvero la legge Iori (PDL 2656). I padroni di casa dell’AEC preannunciano di voler proporre di lavorare affinchè anche la loro figura venga riconosciuta.

 

Per Info e adesioni:

www.retenazionaleoperatorisociali.noblogs.org

fb Rete Nazionale Operatori Sociali

contatto telefonico per l’incontro di Roma: AEC 3490960649

 

Adesioni

  • Educatori Contro i Tagli Bologna
  • Rete Operatrici e Operatori del Sociale di Bologna
  • EducatoriSenzaDiritti Monza
  • OperatoriSocialiMilano
  • Educatori Fiorentini
  • Rete Diritti Operatori/trici sociali Ancona
  • Operatori Sociali Genova
  • Comitato sociale AEC Roma
  • Assistenti Specialisti Roma
  • Operatori AEC Roma
  • Coordinamento Nazionale Assistenti all’ autonomia e comunicazione Agrigento
  • Operatori Sociali Reggio Calabria
  • EducAttivi Rimini
  • Cub Torinolocand_7 incontro naz_Roma
Commenti disabilitati su 7° INCONTRO NAZIONALE
14th novembre
2015
written by Operatori Sociali Milano

copertina_1Questo lavoro è frutto di un anno di studio e di lotte di un gruppo di operatori e operatrici di Milano e hinterland.
Non è un libricino da custodire né abbandonare in qualche cassetto della scrivania, ma vuole essere uno strumento di
alfabetizzazione e di autodifesa, tascabile, da avere sempre con sé per usarlo all’occorenza nei luoghi di lavoro,
e da far circolare tra colleghi.
Dentro ci sono anche i contatti della Rete, da usare per segnalare aggiornamenti, suggerire contenuti, condividere situazioni e, se volete, partecipare alla Rete.

Buona lettura!

Scarica il manuale in formato PDF »

 

Commenti disabilitati su Manuale di autodifesa del lavoratore sociale
Previous